Il Metodo

Le ore in sella contano. Ma senza una logica dietro restano ore, non progressi.

Questa pagina mette per iscritto come lavoro. Non è una filosofia: è la sequenza che seguo con i piloti della scuola, dal bambino di sei anni al primo giro fino a chi prepara una stagione agonistica. È la stessa che c’è dietro i corsi, i piani di allenamento e gli articoli gratuiti.

Il principio: si insegna una cosa per volta, nell’ordine giusto

L’errore più comune che vedo non è tecnico: è di sequenza. Si prova a correggere una curva a chi non ha ancora una posizione stabile, si lavora sui salti prima che la frenata sia affidabile, si va in palestra prima di saper gestire il gas.

Ogni gesto poggia su quello prima. Se salti un gradino, il gradino dopo lo impari male — e disimparare costa molto più che imparare.

I cinque fondamentali

Tutto quello che si fa in moto si riduce a cinque cose. A ogni livello si lavora sempre su queste: cambia il margine di errore che ci si può permettere, non l’elenco.

  1. Partire — dal cancelletto e da fermo, con il controllo di frizione e gas
  2. Fermarsi — la frenata, che è la cosa che quasi nessun amatore ha mai allenato davvero
  3. Andare dritto — posizione, sterzo leggero, il corpo che assorbe invece di irrigidirsi
  4. Curvare — dove si guarda, dove si sta, cosa fa il piede
  5. Saltare — per ultimo, sempre, e solo quando i quattro precedenti reggono
Pilota in posizione corretta in piedi sulle pedane, ripreso frontalmente
Andare dritto. In piedi: ginocchia morbide, peso sulle pedane, braccia larghe.
Pilota in appoggio in curva con la gamba interna in avanti e il gomito esterno alto
Curvare. Gomito esterno alto, gamba interna avanti, sguardo all’uscita.
Pilota di motocross in volo su un salto ripreso di lato, con un addetto a bordo pista
Saltare. Ultimo della lista, e solo quando i quattro precedenti reggono.

Mancano le foto di “partire” e “fermarsi”: arrivano con il prossimo servizio in pista. Le altre sono di Giulia Bratovic — crediti completi.

I livelli, e perché non dipendono dall’età

Un allievo passa da un livello al successivo quando i fondamentali del precedente sono acquisiti — non quando compie gli anni e non quando sono passate X lezioni.

Ho visto ragazzi di quindici anni salire al livello avanzato in una stagione, e adulti con dieci anni di pista alle spalle restare al base, perché nessuno aveva mai corretto una posizione sbagliata imparata all’inizio. La valutazione è tecnica e dichiarata: l’allievo sa sempre su cosa sta lavorando e cosa manca per il passo dopo.

NiKo, di spalle, fa segno con la mano a chi arriva in moto lungo un sentiero fra gli alberi
Metà del mestiere è guardare. L’altra metà è dire una cosa sola, quella giusta.

Per i più piccoli non esistono classifiche. Nel minicross si progredisce per livelli personali, senza confronti pubblici fra bambini: il paragone con gli altri arriva già da solo, non serve che lo organizzi la scuola.

Fuori dalla moto: cinque fasi, cinquantadue settimane

La preparazione fisica non è “andare in palestra tre volte a settimana”. È sapere quando spingere, quando scaricare e su cosa lavorare in ogni mese dell’anno, allineati al calendario gare — off-season da novembre a febbraio, stagione da marzo a ottobre.

SiglaFaseQuandoCosa si costruisce
AAAdattamento AnatomicoNov – DicLa base: tendini, articolazioni, tecnica di esecuzione
MSMassima ForzaGennaioLa forza pura su cui poggia tutto il resto
FEForza EsplosivaFebbraioLa capacità di esprimere forza in fretta
FRForza ResistenteMarzoReggere quella forza per tutta la manche
MAMantenimentoApr – SetTenere la condizione senza svuotarsi in stagione

Chi comincia a marzo salta le prime due fasi — cioè proprio quelle su cui si costruisce tutto il resto. Non è una scadenza commerciale: è la stagionalità del motocross.

Su come si applica questa logica ho scritto perché variare lo stimolo è indispensabile e come si parte dagli obiettivi.

Si misura, non si va a sensazione

Ogni 6-8 settimane si rifà un test e si ricalibrano i carichi. Senza, un piano annuale è solo un foglio: dopo due mesi non sai se stai migliorando o se stai solo facendo fatica.

Le misure che uso non sono complicate: il tempo sui primi metri dopo il cancelletto, la frequenza cardiaca nelle fasi di lavoro, e soprattutto la costanza fra la prima e la seconda manche — che dice più di un giro veloce isolato, perché una gara non si vince con un giro.

Prima la moto, poi la palestra

È il punto su cui discuto più spesso. La preparazione fisica serve — ma serve a sostenere una tecnica, non a sostituirla. Un pilota forte con una posizione sbagliata si stanca prima di uno debole con una posizione corretta, perché la fatica in moto nasce soprattutto da quello che fai male, non da quello che non hai allenato.

Nell’ordine: prima si sistema cosa fai in sella, poi si costruisce il fisico che ti permette di farlo per trenta minuti invece che per dieci.

Pilota seduto in posizione corretta su un rettilineo, ripreso frontalmente
Una posizione corretta stanca meno di una sbagliata. È il motivo per cui la tecnica viene prima della palestra.

L’equilibrio è un buon esempio di lavoro a secco che ha un effetto diretto sulla guida.

Quello che il metodo non promette

  • Non promette risultati rapidi. Nel motocross si migliora in stagioni, non in un mese
  • Non promette che non cadrai. È uno sport di contatto con il terreno: si lavora su in che condizioni cadi, non sul se
  • Non è uguale per tutti. Il piano è la struttura, i carichi sono tuoi e si ricalibrano sui test
  • Non funziona senza di te. Un istruttore può darti la sequenza giusta. Le ripetizioni le fai tu

Da dove viene

Da programmi di allenamento stagionali raccolti e riscritti dal 2013 a oggi, manuali tecnici digeriti pagina per pagina, dati di frequenza cardiaca, test di soglia e schede compilate a bordo pista — e dal fatto che la Wafna MX School è una Scuola di Motociclismo Certificata FMI (ID 00099), con quello che il regolamento federale impone in termini di qualifiche, impianto e rapporto istruttore/allievi.

Chi lo applica, e con quale storia, è scritto in Chi è NiKo.


Se volete andare a fondo

Tre articoli che spiegano l’impalcatura di tutto il resto, e sono gratis:

Dove si vede all’opera

Un metodo non si giudica da come è scritto. Si giudica da cosa succede a chi lo segue per due o tre stagioni.

I piloti del Wafna Team — la squadra corse del moto club — si allenano così: stessi mesocicli, stessi test ogni sei-otto settimane, un esercizio tecnico individuale sul punto debole del momento. Se vuoi vedere il metodo fuori da questa pagina, è lì che guardare.

Come si entra nel metodo

Tre strade, a seconda di dove sei.